L’adozione giuridica (e i suoi costi…)

Siamo una coppia definita “giovane”, abbiamo 31 e 29 anni.

Non siamo sterili, perciò siamo “anomali”.

Abbiamo un figlio di 6 anni e mezzo, e questo non ci fa rientrare negli “schemi”.

 Stiamo adottando.

Chi lo fa non è dotato di una particolare santità o predisposizione al martirio, ma ha fatto solo un passo in più, quello di concretizzare un’accoglienza allo stato puro.

In realtà senza una spinta emotiva nessuno sceglierebbe consapevolmente questa strada, ma occorre anche la ragione, non solo il cuore, per arrivare con convinzione fino in fondo ad un percorso irto di ostacoli e difficoltà.

 Per essere pronti a diventare genitori di un figlio altrui occorre superare un ostacolo fondamentale, che spesso è dentro di noi: quel retaggio che si chiama legame di sangue e che, ancora oggi, sembra un bene primario.

Occorre essere pronti a non crederci affatto, a credere piuttosto alla costruzione di una famiglia che poggia le sue radici su un grande amore.

 Anche se il bambino che verrà non sarà nato da me, io evidentemente sarò nata per essere sua madre.

 Tutto comincia in Tribunale.

Si compila un modulo e si eseguono visite mediche ed esami del sangue per verificare lo stato di salute generale della coppia.

E’ in quel momento, con la consegna dei documenti all’Ufficio Adozioni che tutto il fascicolo prende il volo e comincia la sua strada verso i servizi sociali territoriali.

Sarà un’assistente sociale a contattare la coppia e insieme ad una psicologa o uno psicologo si seguirà un percorso fatto di colloqui individuali e di coppia, che fanno rivivere la propria storia familiare. Gli scontri con la psicologa, l’ansia, le incertezze… tutti questi passaggi obbligati fanno – pur senza accorgersene immediatamente – crescere e maturare la persona singola e la coppia.

 Alla fine del percorso con i servizi territoriali, psicologa e assistente sociale stilano una relazione psicosociale della coppia o, come nel nostro caso, della famiglia, nella quale vengono ripercorsi tutti i punti affrontati negli incontri.

E poi c’è il giudice, che ti contatta per dare il suo ultimo parere dopo aver letto la relazione in Tribunale: è il giudice onorario che dà la sua sentenza definitiva dando o meno il decreto di idoneità all’adozione alla coppia. Il decreto ha validità 1 anno, va perciò dato mandato ad un ente di adozione internazionale obbligatoriamente entro 365 giorni.

 E pur se sembra d’aver già fatto un passo enorme, è solo qui che comincia il gioco.

Finora si è parlato di noi e del bambino che verrà – immaginandolo – , ma con il decreto in mano bisogna decidere a quale ente rivolgersi in Italia per poter iniziare a concretizzare quell’immagine di bimbo, già dalla scelta del paese.

Talvolta ci si rivolge a degli enti per l’adozione internazionale che scelgono per la coppia il paese più adeguato per via della loro età, della loro relazione magari ristretta,  ma non solo.

 L’ente è un’associazione che si occupa del disbrigo delle pratiche adottive, della traduzione dei documenti necessari, dei rapporti con le istituzioni nei paesi con la quale collabora. E’ cominciando a conoscere, a studiare i vari enti e i vari paesi del mondo che sbatti il muso sul costo delle pratiche burocratiche, un peso che può risultare troppo oneroso. E sono tante, tantissime in Italia le coppie che hanno in mano un decreto di idoneità ma che sono costrette, per via dei costi, ad abbandonare l’idea di adottare un figlio del mondo, un numero sempre più elevato.

 Anche noi, così giovani e fuori dalle comuni storie adottive, ci siamo ritrovati un po’ spiazzati di fronte alla lista di rate da dover versare all’ente alla quale abbiamo dato mandato. Senza pensare poi ai costi del viaggio e alla residenzialità.

E’ vero, esistono prestiti ad hoc a tassi particolarmente agevolati, per chi ha in mano il decreto di idoneità. Che brutta immagine, però, pensare al bambino che già sarà qui e noi che pagheremo ancora le rate della finanziaria “per lui”…. lascia quell’amaro sapore in bocca d’aver acquistato qualcosa ..

 All’inizio del nostro percorso alcuni amici ci avevano detto, scherzando, che “l’adozione è roba da ricchi”. Ovviamente ho negato caldamente, poiché nel mio cuore adottare un figlio ha ben altro significato. Al momento della scelta dell’ente,  il pensiero è andato immediatamente a quella frase detta da più persone.

 Noi, che siamo sfacciati e non ci vergogniamo davanti a nulla, ci stiamo facendo aiutare da parenti, amici, conoscenti e anche sconosciuti… come abbiamo sbandierato la nostra scelta di adottare dal primo momento! Ma non è da tutti.. per la maggior parte delle coppie è la sterilità a portare alla scelta adottiva e spesso è vissuta come un lutto personale ma anche di famiglia, sempre per via di quel retaggio che crede nel legame di sangue come l’unico possibile. Sono molte le coppie che silenziosamente e consapevolmente portano avanti la loro scelta adottiva, magari con la famiglia “contro”.

 L’adozione NON PUO’ essere considerata “roba da ricchi”! Non è ammissibile che lo sia, non è umano. Continuo insistentemente a pensare che l’adozione dovrebbe essere un atto ovvio, naturale, spontaneo, magari irto di ostacoli burocratici, magari non per tutti – ci sono i servizi territoriali a valutarci, per questo – ma assolutamente libero da ostacoli economici.

Gabriella Fabbro

https://stiamoadottando.wordpress.com

 

 

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Una risposta a L’adozione giuridica (e i suoi costi…)

  1. Concordo con quanto dici: non si può pensare che le adozioni abbiano costi così elevati. Soprattutto in un momento come quello attuale.

    Mi piace un sacco il vostro “Anche se il bambino che verrà non sarà nato da me, io evidentemente sarò nata per essere sua madre.”

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