…e la nazionale?

Durante un incontro a Roma con i genitori del gruppo FSE Roma 1 (a proposito: grazie, Barzo), ascoltando le nostre parole, la nostra scelta e le nostre difficoltà, un genitore ha giustamente chiesto: “…e la nazionale? All’adozione nazionale non avete pensato?”
Giusto, l’adozione nazionale. Su questo blog ne abbiamo parlato poco.
All’adozione nazionale abbiamo pensato, eccome. Le domande presentate in tribunale nell’ormai lontano 25 febbraio 2010 sono state due. La domanda di adozione internazionale n. 25/2010, e quella di adozione nazionale n. 52/2010. Già il numero cardinale fa capire quante più richieste ci siano nel circuito italiano rispetto all’internazionale.
Ma da quel momento, teoricamente, avremmo potuto ricevere la chiamata dal giudice per un bambino nel “circuito nazionale” da accogliere.
Teoricamente.
In pratica, ci hanno fatto capire che in ogni caso sarebbe stato gradito il parere dei servizi sociali. Ma d’altronde questo percorso lo stavamo seguendo già, quindi per noi non è un problema.
E poi, diciamolo, in caso di adozione nazionale non si hanno problemi di soldi. Non ci sono costi, e non c’è nemmeno quella spiacevole sensazione di “mercato del bambino” che in fondo tutti noi sentiamo quando parliamo di costi dell’adozione. Quindi, noi non stiamo disdegnando l’adozione nazionale. Anzi. Noi siamo pronti ad una chiamata anche oggi stesso.
Teoricamente.
In pratica, sappiamo già che non accadrà. Perchè la lista di attesa è lunga, lunghissima. In media, sei anni. E nel frattempo, il percorso dell’adozione internazionale sarà concluso. Ma in fondo, fino a quando non ci sarà l’abbinamento tutte e due le strade saranno aperte.
Teoricamente.
Perchè abbiamo deciso di rifiutare le situazioni con rischio giuridico.
Il rischio giuridico comporta la possibilità che il bambino, dopo aver trascorso qualche tempo con i “nuovi” genitori,  debba ritornare alla famiglia di origine (oppure ai parenti sino al 4° grado). L’adozione diventa definitiva solo al termine di un percorso giuridico che può durare anche qualche anno (per chi vuole approfondire l’argomento, ecco un link che dà maggiori delucidazioni).
Questo è un rischio che non ci siamo sentiti di correre. Non tanto per noi, che saremmo consapevoli del fatto che un bambino che sentiremmo già nostro ci venga tolto dopo qualche mese. Non dico che non proveremmo dolore, ma andremmo avanti.
Per Daniele, però, non sarebbe così facile superare un tale trauma. E non possiamo fargli una cosa del genere. Quindi, i tempi di attesa già interminabili si allungano ancora di più con questa nostra rinuncia.

Pertanto, sebbene teoricamente teniamo aperta la strada dell’adozione nazionale, siamo consapevoli del fatto che il nostro futuro ci riserverà, prossimamente, un viaggio in Etiopia.

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Una risposta a …e la nazionale?

  1. Capisco tutelare il bambino adottando il più possibile, però mi pare che certe scelte burocratiche siano eccessive.
    Mi viene da pensare ad un caso diverso, in realtà, ma lo trovo significativo: l’affido.
    Dei conoscenti (ottima famiglia) sono nonni di una bimba. Per motivi X la bimba è stata tolta ai genitori (non sposati e comunque separati). I nonni materni non volevano saperne della bimba, i nonni paterni si sono subito offerti: 1. erano giovani. 2. di ottima famiglia. 3. disponibili a portare la bimba agli incontri coi genitori (sotto supervisione dei servizi sociali) e a sostenere tutte le spese in merito (abitano tutti in regioni diverse). (Do per scontato che l’amassero)
    La bimba è molto vivace e precoce, intelligente, soprattutto molto amata dai nonni. Beh, i nonni hanno costantemente dovuto lottare con le unghie e con i denti per mantenere l’affido della bimba. Ora, considerando che la bimba è serena, non ha problemi economici, è seguitissima anche negli incontri coi genitori, perché toglierla dalla sua famiglia??
    Io credo che spesso chi decide della burocrazia, non ragioni.

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