Sapere e non sapere

S. è un bel bimbo di tre anni.
Sappiamo che è nato il 20 settembre 2008, ma non sappiamo se la nascita è avvenuta in casa, in ospedale o in presenza di comari.
Sappiamo che sua madre è morta, ma non sappiamo quando, nè se lui la ricorda.
Sappiamo che suo padre è povero e che ha chiesto aiuto ai servizi sociali. Non sappiamo quando questo sia avvenuto, nè se il suo stato di bambino abbandonato sia avvenuto con il volere del padre o meno.
Sappiamo il suo peso, la sua altezza e che i medici che lo hanno visitato dieci giorni fa dichiarano che è sano. Ma in realtà non sappiamo tante cose sulla sua salute.
Sappiamo che ha un bel visino, una faccia a palla che ispira tenerezza, anche se è difficile capire qualcosa da una foto 5×3 cm, oltretutto molto scura, e non sappiamo se la colpa è della scarsa esposizione della foto o del colore della sua pelle. Sappiamo che non dobbiamo badare troppo alle foto, ma non sappiamo se quello sguardo un po’ triste è dovuto al suo stato di animo e di salute o è solo perchè quelle foto vengono fatte come fossero foto segnaletiche, con i bambini messi davanti al muro, magari alle otto di mattina, quando il piccolo voleva essere in giro a correre e giocare anzichè fermo davanti a quell’obiettivo mai visto prima.
Sappiamo che almeno la preoccupazione dei tempi troppo ristretti è infondata, perchè ci vorrà ancora qualche mese, ma non sappiamo quanti mesi, e ora ci preoccupa il dover aspettare troppo.
Sappiamo anche che non è detto che sarà lui nostro figlio, perchè c’è ancora una remota possibilità che il bimbo torni con suo padre; sappiamo che sarà una cosa bella per lui, e che per noi ci sarà un altro abbinamento, ma non sappiamo come ci sentiremo noi. No, forse lo sappiamo. Ci dovranno tirare su col cucchiaino.

Sappiamo qualcosa, ma non sappiamo tanto.

Però lui, S., non sa nulla.

Non sa che la giornata è cominciata con un pianto, perchè la tensione era tanta.
Non sa che quando siamo arrivati all’appuntamento, puntualissimi, e abbiamo atteso un’abbondante mezz’ora, il paradosso del tempo si è mostrato a noi al massimo della sua potenza, facendoci sentire in attesa da ore ed ore.
Non sa che avevo immaginato esattamente tutto, quando abbiamo visto la signora gentile che ci ha fatto sedere davanti a una scrivania, con una cartellina in mano, che ha aperto, e ci ha detto che in Etiopia c’è un bimbo, che si chiama S., che ha un’età sorprendentemente ben definita, con una storia di cui effettivamente sappiamo qualcosa, ma non molto, e con una cartella clinica che è perfetta, nella sua pochezza di informazioni.
Non sa che il silenzio è durato a lungo, aspettando l’apertura della cartellina, leggendo insieme le informazioni su di lui e anche dopo, quando non c’era più molto da dire.
Non sa che poi è arrivato il secondo pianto della giornata.
Non sa, e forse non saprà mai, che quel pizzico di delusione per il fatto che non fosse femmina c’è stato, ma è durato poco. E a proposito, non sa che il giorno prima, nel breve giro turistico di una splendida Firenze-by-night, visitando la Fontana del Porcellino, la mamma ha detto a Daniele di desiderare un fratellino o una sorellina; e che quando gli abbiamo chiesto che ne pensa di S., la risposta del pargolo è stata splendida: “credo che la Fontana del Porcellino non abbia funzionato, ieri”. Non sa nemmeno che però, quando gli abbiamo mostrato la foto, ha fatto un sorriso e ha detto “mi piace”.
Non sa che sperando in una sorellina, in realtà, avevo immaginato un bimbo, maschietto, di tre-quattro anni, col visino triste. Esattamente come S..
Non sa che per dieci dubbi che spariscono, ne nascono mille nuovi.
Non sa che la mamma non si smentisce, e non mostra le sue emozioni fino in fondo, ma quando il papà l’ha scoperta più di una volta con lo stesso suo sorriso ebete sul viso, ha capito che anche lei è contenta.
Non sa che la mamma, quando ha sentito il nome S., ha detto che non le piaceva, dopo averlo ripetuto 10 volte ha detto che non sapeva cosa dire, ma dopo la millesima volta (in mezza giornata), ora questo nome le piace.
Non sa che tante persone hanno dato il loro supporto con mille messaggi, mail, commenti, e non ci hanno fatto sentire soli. Non sa quanto ci abbia aiutato tutto questo.

Ma soprattutto, S. non sa che qui, in Italia, a migliaia di chilometri da lui, una famiglia lo aspetta, e già lo ama.

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3 risposte a Sapere e non sapere

  1. Lo saprà perché sicuramente glielo racconterete e ne sarà felice!
    Sono felice per voi, davvero tanto!
    (a me il nome S. piace tantissimo)
    Sono emozionata, avevo i brividi lungo la schiena 🙂

  2. Rosy ha detto:

    mi sono commossa in certi momenti ho vissuto il nostro abbinamento, spero che anche la vostra adozione vada a buon fine come la nostra e che il vostro S. si riveli un banbino solare come lo è la nostra bimba perchè anche lei dalla foto (piccola e in bianco e nero) sembrava imbronciata e tanto triste e invece si è rivelata dolce, allegra e tanto vivace……un imbocca al lupo, Rosy !!!!

  3. Pingback: Il tempo dell’attesa | Stiamo adottando….

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