Il tempo dell’attesa

Siamo una coppia anomala.
Ce l’hanno ripetuto tante volte, e l’abbiamo riportato qui sul blog, ed effettivamente è vero.
Siamo una coppia anomala, perchè non siamo sterili, e siamo giovani. Questo ci ha permesso di vivere questa esperienza non come l’ultima spiaggia, ma come una scelta, che abbiamo fortemente voluto, sì, ma con serenità.
So che questo è un argomento spinoso ma voglio che sia chiaro che non è mia intenzione offendere nessuno.
Soltanto, dalla nostra esperienza con le altre famiglie che intraprendono questo percorso, ho notato che noi abbiamo vissuto l’iter senza affanno, senza quella fretta di partire che abbiamo sentito forte in chi, come noi, l’iter burocratico l’aveva cominciato ormai due anni fa, ma quello “genitoriale”, di chi si sente pronto ad avere un figlio ma non può, da molti anni prima.
E per questo noi siamo stati fortunati.
Non che tutto sia filato liscio, per carità. Il nostro blog lo dimostra con le storie e le emozioni che abbiamo provato a condividere.
Ma, almeno, per quanto riguarda l’ansia dell’ attesa, ne eravamo meno travolti.

Questo, fino ad aprile.
Ad aprile, un viso ed un nome sono entrati nel nostro percorso, e le cose sono cambiate. Non sapevamo tante cose, ma qualcosa sì. E la naturale ansia ci ha pervasi.
Poi, quel piccolo viso, molto scuro (era proprio così o era solo colpa della messa a fuoco? non lo sapremo mai), come è arrivato, se n’è andato. Perchè l’abbinamento è stato revocato, e anche se sapevamo che una piccola possibilità c’era, anche se troppo sottovalutata da noi e dall’ente, il padre naturale era andato a riprenderselo.
Non esagero nè mi vergogno nel paragonare il sentimento che abbiamo provato ad un aborto.
Poi è arrivato il nuovo abbinamento, pochissimi giorni dopo. Jon. E seppur con la consapevolezza che stavolta c’era maggiore scetticismo e prudenza, l’ansia che avevamo in corpo, non è mai andata via. I giorni passano lenti, lentissimi; le notizie sono troppo poche, e combatti con te stesso tra la voglia di chiamare l’ente pur sapendo che nemmeno loro sanno, e il non voler fare il rompiscatole ed attendere il momento che arriverà.
E prendendo a riferimento il nome del corso che abbiamo seguito con l’associazione Jonas, il tempo dell’attesa sembra durare un’infinità.
E allora capiamo che siamo una famiglia anomala,  sì, esattamente come tutte le famiglie che aspettano un bambino.

P.s.: Come sempre, scrivo un post dopo troppo tempo rispetto a quando l’ho pensato.
A breve speriamo di darvi news, ma scaramanticamente attendiamo, con prudenza, notizie certe.
Stay tuned e… grazie per il vostro splendido supporto, davvero.

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3 risposte a Il tempo dell’attesa

  1. sempre in silenzio, spero in bene 🙂

  2. Marshal Sahlins ha detto:

    trovo di cattivo gusto alcune locuzioni in questo post. in base a quale principio le coppie che adottano sono sterili o non “giovani”, sicura che per queste coppie l’adozione sia l’ultima spiaggia e che non derivi da una scelta ponderata e “fortemente voluta” proprio come la vostra?

    • anmaneri ha detto:

      Sull’essere “coppia anomala”, la definizione ci è stata data dai servizi sociali, persino scritta nella relazione come “incipit”.
      Poi, che rispetto al resto dei genitori – soprattutto genitori adottivi – siamo relativamente giovani al giorno d’oggi, non è un parere, è statistica.
      Infine, sull’ultima spiaggia, sono d’accordo. Non si dovrebbe affrontare l’adozione come fosse l’unica scelta ormai possibile, e per questo ritengo che il percorso adottivo serva tantissimo, per acquisire la consapevolezza che non si tratta di una scelta di ripiego. Ma parlavo di esperienza e di confronto con altre famiglie che hanno fatto il percorso adottivo, ed ho espresso il mio parere. Chiosando col concetto che in realtà, l’ansia dell’attesa prende tutti.
      “siamo una famiglia anomala, sì, esattamente come tutte le famiglie che aspettano un bambino.” Più chiaro di così! 🙂

      Addirittura definirle di cattivo gusto, però, a mio parere risulta un po’ eccessivo… Grazie comunque per il commento.

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