Analogie

Quando aspetti un figlio ti accorgi della sua presenza dopo qualche mese, con i suoi movimenti, i suoi calci, i suoi singhiozzi. Però ancora non c’è e non lo realizzi del tutto.

Quando è nato Daniele le infermiere me l’hanno messo addosso, ricordo questo bambino tutto rosso e sporco con due occhioni enormi che muoveva a destra e sinistra: cercava forse di capire dov’era finito?
Eravamo insieme già da nove mesi, ma quando ci siamo visti la domanda che aleggiava nell’aria era “ma tu chi sei?”.

Genitori non si nasce, si diventa.
Il rapporto madre-figlio con Daniele è maturato nel tempo, ci siamo studiati dal primo giorno e capiti piano piano.

Quando Timar ci ha portato nostro figlio, il suo sguardo sfuggente e il nostro smarrimento facevano intuire che nell’aria aleggiava la domanda “ma tu chi sei?”.

Nato Daniele, non sapevamo come tenerlo in braccio. Un neonato, uno scricciolo. Le infermiere del nido che prendevano sottobraccio i bimbi come salami, mettevano il pannolino in un nanosecondo e noi lì, due genitori, che vergogna, che non sapevano come tenere un bambino in braccio.
Ma come? Ma è vostro figlio, come si può?
Genitori non si nasce, si diventa.

Timar se ne andò e ci lasciò soli con lui in quella stanzetta con due sedie e il tavolino in mezzo.
Andrea ed io eravamo decisamente persi: “e ora che si fa?”
Insomma, già genitori di un bambino, come è possibile?
Eppure, non sapevamo cosa fare con un bimbo di tre anni, perduto ed evidentemente imbarazzato..

E allora in braccio, ed ecco l’orsetto. Sorriso.
I giorni di gioco inseme ci hanno permesso di “alleggerire” il peso dello smarrimento… per G. del sospetto, della vergogna che provava a divertirsi con noi, a sorridere. Si tratteneva, perfino.
Anche qui, il tempo è la conferma della solidità di un rapporto.

Mi è parso tutto così simile, pur nella diversità dei due eventi.
Con Daniele ho provato il dolore, con G. la sofferenza.
Con Daniele ho provato lo smarrimento appena guardato, con G lo stesso.
Con Daniele non sapeva cosa fare, avevamo bisogno di qualcuno che ci spiegasse.. e allo stesso modo con G.
Con Daniele ci siamo studiati nel tempo, capiti piano piano, e non abbiamo mai finito di capirci: è uno studio continuo.
Con G. è iniziato questo studio sottile. E spero continuerà presto.

E le emozioni?

Quando ci hanno detto “fra dieci giorni partite” la sensazione è stata quella della donna incinta ormai in scadenza che ha fatto il corso pre-parto con entusiasmo e con una vena “saccente”, ma le si sono rotte le acque ed è nel panico più totale. “Ma come, devo partorire per davvero?? Non mi va, oggi!!”
:-D
Il primo sguardo con un figlio ti fa sentire smarrita e con il cuore in gola. Anzi, prima hai il cuore in gola. Poi te lo mostrano e ti senti smarrita. Poi lo accogli.

Perdonatemi, ma io non la vedo, per ora, tutta questa “diversità”. O perlomeno, non l’ho percepita.

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